"Ma vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo." O. Fallaci

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Addio alle armi

C’è uno sport, nobile e antico. Uno sport che mi piace paragonare alla danza classica, e i miei studi mi confermano che un paragone simile non è un azzardo. E’ uno sport che si avvicina all’arte, che elegantemente si inchina a te e poi si congeda. C’è uno sport che mi ha insegnato il significato del fair play, che non guarda lo stemma sulla tuta o il cognome sul tabellone.
C’è uno sport che mi ha insegnato che una palestra può diventare una casa, e una squadra può diventare una famiglia, anche quando si lotta individualmente. Ed è questo il suo punto di forza, l’individualità all’interno di una grande squadra, che ti sostiene anche quando per te il gioco si è già concluso.

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Le case di nessuno

Della frazione di Santa Giusta, Amatrice era madre. Insieme guardavano le montagne e cucinavano piatti prelibati, ospitavano famiglie e bambini. Si scambiavano falchi e cervi, non facevano rumore per non disturbare i cinghiali. Avvolte dalla natura si guardavano complici, aspettando una stagione fatta di bianco, camini accesi e case calorose.
Avvolte dalla natura, da questa sono state colpite a morte, mentre in un tenero abbraccio si stringevano.
Oggi in quell’abbraccio si stringono quei pochi cuori rimasti, oggi più che mai, oggi che fa più freddo.
Oggi ad Amatrice come a Santa Giusta, ci sono le macerie nascoste da quello che porta questa fredda stagione. Macerie che un tempo ospitavano respiri e risate.

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Mare e Sabbia

Mare e Sabbia

Era il mare. La sabbia e le onde. E il cielo vegliava su quella breve unione, quell’eterno incontro, osservandolo.

L’acqua lasciava un po’ di sé e Sabbia, ormai divenuta parte di Mare, assorbiva tutto quello che vi era rimasto. Intrappolava le conchiglie e il rumore, la voce del suo amato dentro quelle piccole pietre curve e vuote.

Tutte le sere Mare incontrava Sabbia, tutte le mattine Mare la carezzava per poi lasciarla sola nell’attesa di una nuova unione.

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La mia casa a Roma Termini

Per circa un anno e mezzo, tutte le volte che ho preso un treno a Roma Termini, i miei occhi si sono posati su una coppia di “senzatetto”, un uomo e una donna. Probabilmente dell’est.
Erano sempre lì.
Ad ogni mia partenza il mio sguardo incontrava quello della donna bionda e passavamo minuti a guardarci e a cercare di parlarci, senza dire niente, attraverso un vetro. Forse lei era soltanto infastidita, forse invadevo la sua privacy, forse le mancavo di rispetto. Ma per me, lei e il suo compagno, erano poesia. Ed è per questo che li guardavo come si guarda un’opera d’arte.

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Intervista con… Claudia Amatruda

Roma – Foggia. 28 gennaio 2016

Vive a Foggia, la giovanissima Claudia Amatruda, 20 anni, tanta passione per la fotografia e un recente primo posto ad un concorso nazionale di fotografia indetto a Modena da “Il resto del Carlino”.
Ci incontriamo su Skype e con un allegro e contagioso sorriso mi saluta, avvolta dalle sue grandi cuffie dorate. Facciamo qualche prova tecnica e decido di chiudere il mio video, per sentirla meglio, senza interruzioni, per via della connessione. Il suo riquadro però rimane acceso, in questo modo posso osservare ogni sua espressione e collegarla ad ogni sua frase.

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