Della frazione di Santa Giusta, Amatrice era madre. Insieme guardavano le montagne e cucinavano piatti prelibati, ospitavano famiglie e bambini. Si scambiavano falchi e cervi, non facevano rumore per non disturbare i cinghiali. Avvolte dalla natura si guardavano complici, aspettando una stagione fatta di bianco, camini accesi e case calorose.
Avvolte dalla natura, da questa sono state colpite a morte, mentre in un tenero abbraccio si stringevano.
Oggi in quell’abbraccio si stringono quei pochi cuori rimasti, oggi più che mai, oggi che fa più freddo.
Oggi ad Amatrice come a Santa Giusta, ci sono le macerie nascoste da quello che porta questa fredda stagione. Macerie che un tempo ospitavano respiri e risate.

Santa Giusta

(Santa Giusta)

Le case di nessuno.

Coperte da una soffice e calda neve, come a voler congelare quel tempo intatto di valigie chiuse per sempre, porte semi aperte e persiane spaccate. La neve, voleva rendere quelle case di nessuno ancora più fredde, abbattendo quel poco di vita che vi era rimasto, qualche fiore, qualche foglia.

Le case di nessuno.
Chi vi abitava è andato via, lasciando le macerie in mano alle stagioni che velocemente e silenziosamente si susseguono, lasciando un’unica e comune ventata di freddo. Eppure, quella neve, sembrava voler riscaldare i cuori di chi è rimasto, come a voler ricordare che è stato Natale anche lì, che l’inverno talvolta può essere soffice e che, silenziosamente, vuole nascondere agli occhi la morte, non portarla.
Alla mente invece, ritornano le immagini costruite da quei freddi cuori che continuano ad osservare quell’orologio fermo ad un’estate di qualche mese fa, mentre la neve si posa delicatamente su di esso.

Le case di nessuno, ora ospitano soltanto gatti. Gatti abbandonati, rimasti soli, tra la neve e i ricordi.

Le case di nessuno, non volevano far male, proteggevano dalla pioggia e dal freddo, ospitavano con orgoglio e si improvvisavano fortezze.
Le case di nessuno, se potessero, chiederebbero di tornare, chiederebbero di giocare con quella neve che le sta nascondendo dagli occhi di tutti, chiederebbero agli altri, di vederle, per la prima volta, di assaporare un piatto di amatriciana e vedere gli alberi imbiancati, quelle case ti chiederebbero di parlare con i “rimasti, perché di volti hanno bisogno, volti rassicuranti che non ti chiedono di parlare ancora del come e del perché, ma che con te vogliono giocare a carte, parlare della montagna e della prossima escursione. Vogliono volti, speranze, vite, vita. Non un susseguirsi di morte, domande, curiosi ed eroi.

Vogliono la famiglia, l’amicizia. Tu puoi essere padre, madre, figlia, amico.
Tu puoi prendere la casa di nessuno. 

Santa Giusta

(Santa Giusta)

Le case di nessuno, quelle case, sono anche un po’ le nostre, basta solo riempirle di un conforto fatto di speranza e orgoglio, parlando della prossima primavera e della prossima estate che segnerà un’altra volta le “3.36”, con un altro orologio che un minuto dopo segnerà le “3.37”, accogliendo la rinascita.

 

 

 

Maria Elena Marsico

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