"Ma vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo." O. Fallaci

Category: Attualità (Page 1 of 2)

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In quell’ultimo

In questo trambusto, in questa guerra tra nazioni rimangono loro. Gli ultimi.
Io e il mio amico Carlos Correa Vila, abbiamo scattato questa fotografia il giorno in cui Roma si è dipinta di bianco. Il giorno in cui ognuno di noi si è fermato ad ammirare i fiocchi posarsi delicatamente su quelle strade che certamente non erano pronte a tanto freddo, a tanto gelo. Ma ognuno di noi si è fermato. Ognuno di noi.img-20180226-wa0175

Tranne davanti all’ultimo.

Laddove i fiocchi ormai divenuti ghiaccio, facevano da tappeto a una richiesta ignorata, a due mani giunte e un volto chinato. Il volto di chi nasconde tante rughe, e si genuflette in preghiera. In una preghiera che ha incontrato sordi e si è persa tra le macchine fotografiche, gli occhi stupiti e la città innevata.

In questi giorni la primavera inizia a salutare i suoi alberi e i suoi fiori, per lasciare spazio alla stagione degli ombrelloni e dei raggi caldi. Ma quella signora lì, il suo posto non l’avrà lasciato. Perché inverno o primavera che sia, il suo volto sarà stato ancora, ripetutamente, ignorato.

In quell’ultimo era la vita. Quella che si aggrappa per non fuggire. Quella che si aggrappa perché esiste. E’ da quell’ultimo che bisogna ripartire, sostituendo quel tappeto fatto di ghiaccio e indifferenza, che ti lacera dentro, penetra nelle ossa e ti accompagna, con un tappeto di misericordia insieme all’amore.

Maria Elena Marsico

 

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Le case di nessuno

Della frazione di Santa Giusta, Amatrice era madre. Insieme guardavano le montagne e cucinavano piatti prelibati, ospitavano famiglie e bambini. Si scambiavano falchi e cervi, non facevano rumore per non disturbare i cinghiali. Avvolte dalla natura si guardavano complici, aspettando una stagione fatta di bianco, camini accesi e case calorose.
Avvolte dalla natura, da questa sono state colpite a morte, mentre in un tenero abbraccio si stringevano.
Oggi in quell’abbraccio si stringono quei pochi cuori rimasti, oggi più che mai, oggi che fa più freddo.
Oggi ad Amatrice come a Santa Giusta, ci sono le macerie nascoste da quello che porta questa fredda stagione. Macerie che un tempo ospitavano respiri e risate.

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Dopotutto, domani è un altro anno!

“Dopotutto, domani è un altro giorno” recitava Rossella in “Via col vento”, con gli occhi colmi di speranza, dopo tante lacrime versate. Oggi, 31 dicembre, ripeto quella celebre battuta finale dicendomi che non solo domani sarà un altro giorno, domani sarà un altro anno. E via col 2015.

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L’attentatore

Non si muoveva. Quell’uomo non si muoveva, più.
Quando sono entrata nel treno della metropolitana avevo guardato tutti.
C’era una ragazza con gli occhi chiari e le cuffie bianche, grandi, forse troppo per il suo piccolo e magro viso. Mi guardava, ma forse non guardava me.
Ricordo anche tre bambini asiatici, con la mamma e il papà. Sorridevano, giocavano. Erano allegri.

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Mare Monstrum

Tanti bambini morti.
Con la speranza, quella dei loro genitori, morti con loro, di un futuro migliore. Spinti da qualcuno o qualcosa. Ma quei bambini morti con il vestitino più carino per affrontare la tomba blu, volevano soltanto giocare e imparare a vivere, un giorno. Ma ancora non pensavano a questo. Erano troppo piccoli.

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