"Ma vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo." O. Fallaci

Tag: Inverno

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In quell’ultimo

In questo trambusto, in questa guerra tra nazioni rimangono loro. Gli ultimi.
Io e il mio amico Carlos Correa Vila, abbiamo scattato questa fotografia il giorno in cui Roma si è dipinta di bianco. Il giorno in cui ognuno di noi si è fermato ad ammirare i fiocchi posarsi delicatamente su quelle strade che certamente non erano pronte a tanto freddo, a tanto gelo. Ma ognuno di noi si è fermato. Ognuno di noi.img-20180226-wa0175

Tranne davanti all’ultimo.

Laddove i fiocchi ormai divenuti ghiaccio, facevano da tappeto a una richiesta ignorata, a due mani giunte e un volto chinato. Il volto di chi nasconde tante rughe, e si genuflette in preghiera. In una preghiera che ha incontrato sordi e si è persa tra le macchine fotografiche, gli occhi stupiti e la città innevata.

In questi giorni la primavera inizia a salutare i suoi alberi e i suoi fiori, per lasciare spazio alla stagione degli ombrelloni e dei raggi caldi. Ma quella signora lì, il suo posto non l’avrà lasciato. Perché inverno o primavera che sia, il suo volto sarà stato ancora, ripetutamente, ignorato.

In quell’ultimo era la vita. Quella che si aggrappa per non fuggire. Quella che si aggrappa perché esiste. E’ da quell’ultimo che bisogna ripartire, sostituendo quel tappeto fatto di ghiaccio e indifferenza, che ti lacera dentro, penetra nelle ossa e ti accompagna, con un tappeto di misericordia insieme all’amore.

Maria Elena Marsico

 

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Le case di nessuno

Della frazione di Santa Giusta, Amatrice era madre. Insieme guardavano le montagne e cucinavano piatti prelibati, ospitavano famiglie e bambini. Si scambiavano falchi e cervi, non facevano rumore per non disturbare i cinghiali. Avvolte dalla natura si guardavano complici, aspettando una stagione fatta di bianco, camini accesi e case calorose.
Avvolte dalla natura, da questa sono state colpite a morte, mentre in un tenero abbraccio si stringevano.
Oggi in quell’abbraccio si stringono quei pochi cuori rimasti, oggi più che mai, oggi che fa più freddo.
Oggi ad Amatrice come a Santa Giusta, ci sono le macerie nascoste da quello che porta questa fredda stagione. Macerie che un tempo ospitavano respiri e risate.

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Alice e la Rosa

Era la rosa più bella che avesse mai colto.

Ogni pomeriggio, prima del calar del sole, Alice passeggiava nel suo giardino e andava alla ricerca di rose. Alice collezionava rose. Le aveva viste di tutti i colori e di tutte le dimensioni, con le spine e lisce come la seta, appena nate e appena morte.
Quel giorno, Alice, aveva trovato nel suo cammino, la rosa più bella che avesse mai visto. La rosa più bella che avesse mai colto. La rosa più buona, la rosa più rara.
Nonostante fosse entrata da poco a far parte della sua collezione, Alice l’amava più delle altre, come se fosse stata lì sempre.

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