Lunedì, 3 agosto.

Le case bianche della cittadina garganica ci riposavano gli occhi, la mente, il cuore. Erano costruite verso l’alto come a voler toccare il cielo, e un leggero respiro di vento le accarezzava delicatamente donando loro sollievo, dopo i caldi raggi del sole.
Avevo visto quel paese soltanto un’altra volta, avevo visto alcuni colori nel visitarlo, quel lunedì ne ho colto le sfumature, delicate e suggestive.

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Il nostro percorso aveva inizio nella dimora del discendente degli Altavilla, un castello consumato dal tempo e intatto di storia. Tra la piazza d’armi e la sala degli appartamenti si potevano immaginare alla perfezione i fantasmi del medioevo dei quali aleggiava l’imponente presenza, tra i loro grandi stendardi e tra i percorsi segreti che nell’umidità cadevano.
Un panorama quasi nordico, scozzese, faceva da cornice al castello di Federico.

Il cammino confluiva, poi, in quella che è una tappa d’obbligo, nel bianco paese del Gargano. Forse la più importante, che accoglie turisti, pellegrini e curiosi da ogni parte del mondo.
Un breve saluto al Santo arcangelo Michele che lottò con il demonio e che nella suggestiva grotta pugliese aveva trovato dimora, apparendo in sogno a san Lorenzo Maiorano. L’ottava grotta più bella del mondo nella classifica stilata da National Geographic, tra dieci. L’unica italiana. Patrimonio dell’UNESCO, introdotta da un campanile  di epoca medioevale e una lunga scalinata suggestiva che accompagna la discesa verso la misticità di quel luogo.

IMG-20150804-WA0101Un veloce giro al paese, casette bianche e ricche di folklore, affreschi duecenteschi appena accennati, segnati dal tempo e dagli sguardi dei passanti, nelle antiche chiese nascoste. Qualche dolce tipico da portare nella Capitale, salite e discese mai faticose e vie piccoline percorse da simpatiche signore anziane che augurano di passare una buona giornata.

Al termine della turistica passeggiata ci sembrava doveroso concludere la giornata con la visita all’eremo di Pulsano, ad otto chilometri di distanza da Monte Sant’Angelo, il paese dalle casette in salita visitato poco prima.

Suggestione, sacralità, misticità sorreggevano e univano le pietre dell’abbazia. Un trompe-l’oeil che ti materializzava nella città santa, eppure eravamo a poco più di mezz’ora da casa mia. IMG-20150804-WA0103
Un silenzioso angolo di paradiso, dove un’unica voce orante di un anziano monaco accompagnava quel momento di preghiera e/o curiosità. A 486 metri dal livello dal mare, quest’ultimo ammirabile da una “terrazza naturale“. Da questa terrazza era possibile scendere lungo un tortuoso percorso e arrivare ad uno degli eremi nascosti nell’antica culla della natura, scherzosamente da noi definito appartamento con tanto di attico, camera da letto e salone vista mare.

1438624502758Porterò con me l’emozione e la commozione provata in quel prezioso momento all’abbazia. Una sensazione che a parole purtroppo è indescrivibile. Una sensazione da vivere e toccare con mano, occhi e orecchie per farla giungere al cuore, facendo unire anima e mente in una strana danza.

Ero, eravamo lì e non avevamo bisogno di niente. Forse di un silenzio che quotidianamente, nella frenesia della vita, non riusciamo a trovare.
Sarà un silenzio che tra i rumori della città e la velocità della vita, mi accompagnerà, ricordandomi che da qualche parte, lì tra gli alberi e strutture in pietra il tempo può fermarsi, per qualche minuto o qualche ora.

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Foto: Beatrice Palmieri

Maria Elena Marsico

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