Tanti bambini morti.
Con la speranza, quella dei loro genitori, morti con loro, di un futuro migliore. Spinti da qualcuno o qualcosa. Ma quei bambini morti con il vestitino più carino per affrontare la tomba blu, volevano soltanto giocare e imparare a vivere, un giorno. Ma ancora non pensavano a questo. Erano troppo piccoli.

Le foto dei loro corpicini adagiati sulla riva, quasi dormienti, navigano tra i tanti siti. Un occhio aperto, uno chiuso. Il pancino gonfio, pieno di quell’acqua putrida e feroce. La maglietta tirata su dalle onde, violentati dal mare e da chi li ha mandati a morire. Violentati e uccisi. Morti e dimenticati.

Sollevati, i corpicini morti, aleggiano le loro anime, giocano con l’acqua, quella stessa acqua che hanno asseggiato e li ha ammazzati come il veleno più potente.
Sono tutti lì, uniti in un macabro girotondo senza fine, confinati in una terra che non li appartiene e che non dovrebbe appartenere mai ai bambini.

Mare nostrum, mare monstrum. Dal latino“monere” (avvisare, ammonire.)
Che queste foto avvisino di una situazione che sta decisamente sfuggendo di mano?
Di mani che hanno trasformato il mare in una grande tomba comune?
Una morte che ha visto persone, grandi e bambini, inermi. Inghiottiti. Sputati, senza madre, senza padre, senza vita.

Salutiamo la bella stagione, chiudiamo gli ombrelloni e salutiamo quel mare monstrum vel prodigium che ha colorato le nostre spiagge di sangue e di morte, lasciandoci piccole mani senza vita, pance gonfie e occhi di sale.  Diamo le spalle a quel mare e facciamo silenzio. In memoria di quelle persone nate e poi morte, troppo presto, troppo in fretta.

 

Maria Elena Marsico

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